by Giuseppe Raudino
Polemica shares almost nothing with the classic rapper archetype, the one who masks weakness behind a facade of violence. His debut album, Creatura (AHO Records/Sony Music Italy), released on 8th May 2026, is instead a manifesto of measured rage, an exercise in courage that isn't afraid to expose its own flaws, and a creative act that challenges contemporary clichés and societal manipulation.
Being his debut, the twenty-year-old Roman rapper introduces the work with a monologue that serves as a genuine political, cultural, and social manifesto. In it, he explains the need to break free from imposed duties and artificial desires through creativity and imagination, while above all escaping “every type of violent synthesis.”
The album honors the promise of its lead single, “Il ventre del mostro” (The Belly of the Monster), a track of psychedelic, anxiety-inducing hip-hop. It is a puzzle of pure electronic music disrupted by visions, full of fragments of remembered and imagined places that don't quite align in the present. In this dismantled reality, only a “crisis of the word” remains, as the monster has swallowed everything. A more melodic turn follows with “FOMO” (the youth slang for Fear Of Missing Out), which intoxicates the listener with Nepali fumes, sandalwood essences, and the memory of a woman with an enchanting gaze. These exotic sensations now belong to the past: they no longer overwhelm because the artist has finally learned to be alone without excessive nostalgia.
The bass lines in “Devo, Devo, Devo” (devo means "I must") are particularly striking. The song explores the conditioning of a society that seems to harbor only expectations, funnelling individuals into narrow paths without regard for personal desire. Here, the rhythm and style overflow into house music, driven by the pounding hook of the chorus repeating the song’s title.
“Da nessuna parte”, another pre-released single, is a denunciation of psychological distress sparked by familial and social expectations regarding gender identity. It addresses the consequences of non-identification, which often lead to violence, aggression, and suicide. In this context, singing “I am not a male” becomes the only civil rebellion left, a cause for which Polemica becomes a spokesperson.
Less convincing is “Te he prometido”, delivered with a cracked voice that feels on the verge of tears. It is a lament of betrayal and weakness, yet the intonation feels like a lackluster imitation of Tananai’s “Tango.” Similarly, the seventh track, “Non mi serve amore”, fails to excite, touching on “attention deficit disorder” with a vibe that feels perhaps too reminiscent of Achille Lauro.
Polemica finally returns to a more authentic hip-hop sound with “Mezzanotte e mezza”, offering an evocative image of torment as a haunting island. Once again, disappointment fuels the artist’s inspiration, a disappointment born from a fragmented personality he encountered, whose pieces he is now picking up. The duet with Ugo Crepa in “Calliope” is also a success, where a raw atheism borders on irony. “I never thought for a day that God exists”, Polemica sings, though he later noted in an interview that the album title, Creatura, “calls back to the act of creating. It is a hope.” In “Calliope,” spiritual priorities are reshuffled, idealizing the power of poetry.
The final two tracks, “Allora cosa” and “Perdono,” close the record with a return to the electronic and psychedelic textures heard earlier.
Overall, Creatura presents itself as a pleasant, if not yet fully matured, collection of diverse styles and experiments. While the lyrics are profound, there is still work to be done in perfecting the prosody, internal rhymes, and beats - elements that we are certain will reach their peak in his future projects.
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Polemica: "Creatura", manifesto di vulnerabilità e resistenza creativa
Del classico rapper, che non mostra debolezze e si fa strada a forza di violenza, Polemica non ha quasi nulla. Il suo primo album intitolato Creatura (AHO Records/Sony Music Italy) in uscita l'8 maggio 2026, è infatti un manifesto di rabbia dosata con criterio, un esercizio di coraggio che non teme di mostrare le proprie debolezze, un atto di creatività che sfida i luoghi comuni e i meccanismi della manipolazione della società odierna.
Proprio perché ne segna il debutto, il rapper romano appena ventenne sente di introdurre la sua prima opera musicale con un monologo che è un vero e proprio manifesto politico, culturale e sociale, con il quale spiega il bisogno di affrancarsi dai dover imposti, dai desideri artificiali resistendo con creatività e immaginazione, ma soprattutto evadendo “da ogni tipo di sintesi violenta”.
Ricordavamo già “Il ventre del mostro”, uno dei singoli che hanno preceduto l’album, che onora la promessa annunciata nel titolo presentandosi come un pezzo di hip hop psichedelico e ansiogeno, un puzzle di musica puramente elettronica disturbato da visioni, da frammenti di luoghi ricordati e immaginati che non sempre combaciano nel presente. Della realtà scardinata resta solo la “crisi della parola”, perché il mostro ha fagocitato tutto. Più melodica, invece, la traccia successiva intitolata “FOMO” (nel gergo giovanile, Fear Of Missing Out, ovvero paura di perdersi qualcosa), un inebriarsi tra i fumi nepalesi, essenze al sandalo e il ricordo di una donna dallo sguardo ammaliante: sensazioni esotiche che ormai appartengono al passato e che finalmente non assalgono perché adesso si riesce a stare da soli senza troppa nostalgia.
Di particolare suggestione sono i giri di basso in “Devo, Devo, Devo”, canzone che esplora i condizionamenti di una società che sembra avere solo aspettative e vuole instradare le persone in un percorso ben delineato senza contemplare i desideri personali. Qui il ritmo e lo stile si tracimano nella musica house, con il gancio martellante del ritornello che ripete il titolo della canzone.
“Da nessuna parte”, altro singolo che ha preceduto l’album, è la denuncia di un disagio psicologico, anch’esso provocato dalle aspettative esterne familiari e sociali riguardo all’appartenenza a un genere con il quale non ci si identifica e che sfociano in suicidi, violenze, aggressioni. Cantare “non sono un maschio” diventa allora l’unica ribellione civile rimasta, e di questo Polemica si fa portavoce.
Non convince invece “Te he prometido”, componimento cantato con una voce rotta come se stesse per sfociare nel pianto, un lamento che esprime tradimento e debolezza fatto con una intonazione che somiglia a una brutta copia di Tango di Tananai. Allo stesso modo, non entusiasma la settima traccia intitolata “Non mi serve amore”, che parla di “un disturbo dell'attenzione” (lo avevano sentito già? Achille Lauro?). Con “Mezzanotte e mezza” Polemica torna finalmente a un hip hop più autentico e del tormento ci offre la suggestiva immagine di un'isola angosciante: ancora una volta è la delusione a sostenere e ispirare l’artista, una delusione causata da una personalità frammentata contro cui si è imbattuto e adesso raccoglie i cocci. Felice è anche l’esecuzione del duetto con Ugo Crepa in “Calliope”, dove un acerbo ateismo sfocia quasi nell’ironia: “Non ho mai pensato un giorno dio c’è” canta Polemica, anche se poi, intervistato, afferma che la scelta del titolo dell’album, Creatura, “richiama il creare. È una speranza”. In “Calliope” si rimescolano così le priorità dello spirito, idealizzando il potere della poesia.
Le ultime due tracce dell’album (“Allora cosa” e “Perdono”) chiudono il disco Creatura con un ritorno al suono più elettronico e psichedelico che avevamo incontrato in qualche canzone precedente.
Nel complesso, questo album si presenta come una raccolta gradevole ma non ancora del tutto matura di stili e sperimentazioni diverse. I testi sono profondi ma ci vuole un po’ di lavoro per perfezionare la prosodia, la rima interna, il beat, che – ne siamo certi – arriveranno con i prossimi lavori.
Giuseppe Raudino




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