Text and Potographs by Giuseppe Raudino
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When it's barely early afternoon and the Bostheater in Amsterdam feels more like a pleasant spot for a casual meetup over drinks, the task for Third Ego on that June 29, 2026, is doubly challenging. On one hand, as the opening act, they have to ignite a crowd of distracted day-trippers and mold them into a proper punk audience ready for the main event. On the other hand, they must hold the attention of attendees who are solely waiting for the night's undisputed headliners: Social Distortion.
Third Ego, however, live up to their name. Not out of arrogance (they maintain a very low-key, very Dutch presence and avoid flashy gimmicks) but purely through experience, confidence, and absolute mastery of their craft. Each member brings decades of involvement in Amsterdam’s underground punk scene to the stage; they have seasoned live chops and, above all, the home-court advantage. If drawing a commercial parallel weren't slightly disrespectful to their culture, one could easily call Third Ego the supergroup of the Dutch punk underground.
Skate-Punk Aesthetic and Underground Credibility
The band steps out in classic hardcore-punk fashion: comfortable, understated gear, t-shirts repping favorite bands, Vans Old Skools on guitarist Jeroen Blom, and a Lacoste button-down plaid shirt on frontman Jean Morreau, who pairs a green baseball cap with a solid stance in his Converse kicks. They could pass for a group of clean-cut students playing a high school party, were it not for the undeniable professionalism they project from the very first chord.
From Personal Turmoil to Socio-Political Drive
“Hear Me Now,” the third track of the afternoon, marks a brief revisit to their self-titled debut album, closing out a opening trilogy centered on relational struggles before pivoting with “Drained” toward political themes demanding change. Here, Rene ten Brink’s masterfully played bass turns into a relentless locomotive, tearing through present anxieties to push toward longed-for transformation. Edwin van Voorbergen’s work behind the kit is equally remarkable; his sticks display youthful energy, impressive stamina, and striking accuracy.
Soon comes the turn of “Fate” and “Colors”, both featuring undeniably catchy hooks. Right around this point, the guy sitting next to me gets up, leaving his friends to hold his spot. When he returns, he isn't carrying the usual round of beers; instead, he holds a vinyl copy of More Ego (released on White Russian Records), the band's latest record. It took only a handful of songs to convince him to make a run to the merch booth. It’s impossible to fault him for the purchase.
The audience responds with warm, enthusiastic applause. Third Ego deliver on all fronts: they get the crowd moving, warming up the amphitheater to just the right temperature and pumping energy into the pit before handing over the stage to Social Distortion.
(more photos below)
Third Ego Setlist at Amsterdam Bostheater
Lying All The Time
Not Just A Memory
Hear Me Now
Drained
Fate
Colors
Take Me
Choking
Need You
Paying Again
Unseen
Take the Time
Third Ego Lineup
Jean Morreau (Voce), Jeroen Blom (Chitarra), Rene ten Brink (Basso),
Edwin van Voorbergen (Batteria)
Third Ego Online
Thrid Ego Instagram www.instagram.com/thirdego/
Third Ego Bandcamp thirdego.bandcamp.com
Third Ego live al Bostheater di Amsterdam: il meglio dell'underground punk olandese
Quando è appena pomeriggio e il Bostheater di Amsterdam sembra più un luogo ameno per il ritrovo di allegri amici all’ora dell’aperitivo, quel 29 jugno 2026 il compito dei Third Ego si fa doppiamente più difficile: da un lato, in qualità di opening act, devono accendere un gruppo di distratti scampagnanti per trasformarli in un pubblico punk da consegnare alla band successiva, e dall’altro devono sostenere l’interesse di chi sta solo aspettando che entrino in scena i Social Distortion, indiscussi protagonisti della serata.
I Third Ego però sono all’altezza del loro nome. Non per un fatto di arroganza (hanno un aspetto e un modo di presentarsi molto sobrio, molto Dutch, non vogliono strafare con le apparenze) ma di certo per esperienza, sicurezza e consapevolezza delle proprie doti musicali. Ciascun membro, infatti, proviene da decenni di esperienza nella scena underground e punk di Amsterdam, quindi hanno le spalle ben larghe in fatto di esibizioni dal vivo e per di più giocano in casa. Se il riferimento troppo forte alla musica commerciale non fosse un po’ irrispettoso, potremmo dire che i Third Ego sono il supergruppo dell’underground punk olandese.
Estetica skate-punk e credibilità underground
La band si presenta con il classico look da punk-hardcore: vestiti comodi senza fronzoli, magliette con nomi di band preferite, Vans Old Skool ai piedi del chitarrista Jeroen Blom, una camicia a quadri button-down Lacoste per cantante il Jean Morreau, che insossa anche cappello da baseball verde e sta ben saldo sul palco con un paio di Converse. Sembrerebbe un gruppo di studenti dalle facce pulite pronti a esibirsi alla festa del liceo, se non fosse per quella indiscutibile professionalità che trasmettono fin dal primo istante e dalla prima nota.
Della musica punk, i Third Ego rappresentano la quintessenza: conflitti interiori ma anche grande attenzione ai temi sociali, ritmi veloci, canzoni brevi, a volte brevissime, come Not Just a Memory, secondo brano in scaletta, della durata di appena 91 secondi.
L’apertura è affidata a "Lying All the Time", perfetta per catturare l’attenzione di un pubblico ancora distratto con quella apertura affidata a un breve riff di chitarra a mo’ di introduzione subito accompagnato da colpi precisi di batteria. Il pezzo serve anche a stabilizzare, ad affermare in fretta lo spazio del gruppo all’interno dell’anfiteatro con un tappeto sonoro di cassa dritta mentre la voce di Jean Morreau si abbandona alle confidenze esistenziali di chi vive una storia scoprendo bugie e inganni.
Dai tormenti personali alla spinta socio-politica
"Here me now", terza canzone in scaletta, è un’incursione temporanea al primo album omonimo, e chiude un terzetto di canzoni caratterizzate da tematiche riguardanti il travaglio nei rapporti personali prima di passare con "Drained" ad argomenti dal carattere più socio-politico che inneggiano al cambiamento. Qui il basso suonato magistralmente da Rene ten Brink si trasforma in un’incessante locomotiva che travolge i pensieri del presente e si proietta verso i cambiamenti agognati. Egregio anche il lavoro di Edwin van Voorbergen alla batteria: le sue bacchette rivelano un impeto e una stamina ancora giovani, oltre a una precisione sorprendente.
Presto arriva il turno di "Fate" e "Colors", che hanno una melodia decisamente accattivante. Più o meno a questo punto del concerto il mio vicino si alza e lascia un paio di conoscenti a guardare il proprio posto. Quando torna, però, non ha la solita collezione di birre in mano, bensì un vinile di More Ego (White Russian Records), l’album più recente del gruppo: erano bastate poche canzoni per convincerlo a fare una visita al merchandise e tornare al suo posto con un disco. Direi che nessuno può dargli torto per questo acquisto.
"Take me" è un altro esempio di canzone brevissima (93 secondi), ma è con "Choking" che l’atmosfera e il suono si fanno più dark, concedendosi anche un tempo appena più lento del solito e qualche passaggio con il sostegno della seconda voce in background del chitarrista Jeroen Blom.
A seguire, "Need You", altro componimento sotto i 3 minuti che, nonostante la brevità, riesce a dare un senso di sorprendente compiutezza. Sia questo che quello successivo sono nuovamente ripescati dall’album di esordio.
Se fino a quel momento l’equilibrio e l’omogeneità avevano regnato tra voci e strumenti, bisognerà aspettare "Paying Again" per ascoltare finalmente qualche virtuosismo di Jeroen Blom alle prese con un a solo di chitarra.
Il penultimo brano è un travolgente "Unseen" (95 secondi) preso dall’album più recente, mentre la chiusura è affidata a un pezzo collaudato tratto dall’album di esordio e intitolato "Take the Time", combinazione perfetta di basso, batteria, pennellate di chitarra e una voce che esprime il meglio di sé a velocità più sostenute, come richiede questo pezzo finale.
L'energia giusta prima dei Social Distortion
Il pubblico applaude calorosamente. I Third Ego hanno convinto tutti, hanno fatto muovere e scaldare al punto giusto gli astanti, facendo raggiungere il giusto livello di energia prima di consegnare il palco ai Social Distortion.
Giuseppe Raudino


























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